Ogni città ha un sigillo, un monumento che la contraddistingue nel mondo e le regala fama e immortalità. Bologna è spesso ricordata per le sue due torri, la Garisenda e l'Asinelli, in Piazza di Porta Ravegnana che, come giganti temuti, dominano la città, e nel loro duplice simbolismo di difesa-attacco, ripropongono l'eterno dualismo tra le forze del Bene e del Male.
L'Asinelli e la Garisenda sono il marchio di pietra della città, evocando la potenza di un luogo da sempre centro di grandi avvenimenti storico-culturali.
L'Asinelli, con i suoi 98 mt. di altezza, è l'albero maestro di quella nave ipotetica creata dalle mura della terza cinta di Bologna. Dalla sua cima si possiede la città ed è possibile accedere ai suoi segreti cortili, tenuti gelosamente celati alla vista dei curiosi.
Si scorge ai suoi piedi il Palazzo della Mercanzia, databile attorno alla fine del XIII secolo, dove trovarono sede gli uffici doganali del Comune e le Corporazioni dei Mestieri, là dove c'era l'antica via del mercato, dei piccoli e dei grandi affari. Là, dove di sigilli se ne videro molti.
L'impianto esterno sigilla la firma di un grande architetto, Antonio di Vincenzo, che ha sempre infuso nelle sue opere quegli studi architettonici intrisi di sapienza esoterica, che fanno capolino nell'impianto delle chiese bolognesi di San Petronio e Santa Maria dei Servi. In questi impianti l'architettura suggella e assembla il gusto dell'arte con la metodologia costruttiva di tipo astrologico, enfatizzando una materia che ebbe il suo lustro nei secoli passati. L'astrologia era l'espressione della regione superiore del cielo, dispensatore di luce e fertilità, per questo connessa con le divinità più importanti, quelle che regolano la legge cosmica garante della vita. La terra era l'ambito dell’umanità mortale, al di sotto della quale si riteneva vi fosse il regno dell’inferno.
L’uomo era considerato un principio che appartiene a due mondi, tra i quali egli doveva trovare la propria via.
Così, lo studio dell'astrologia permetteva di trovare il proprio destino, la propria strada e questo era riflesso, a memoria di ciò, negli impianti architettonici ed artistici più importanti.
Tra le trame scolpite del Palazzo della Mercanzia, invece, emergono gli stemmi delle Corporazioni antiche, simboli del lavoro dell'uomo e sigillo della sua arte, quella stessa arte che ha fatto di Bologna una florida cittadina.
Spesso, nascosti negli stemmi, si trovano simboli misteriosi che rimandano ai momenti più magici della città. Ricordiamo a questo proposito lo stemma medievale della corporazione dei Falegnami bolognesi, che contiene una piccola croce a simboleggiare l'Ordine del Tempio. Forse questo richiamo è un rimando ad una probabile filiazione di questa Corporazione con i Templari, che ebbero la loro sede poco distante, in Strada Maggiore, là dove il ricordo di un'altra torre echeggia nell'immaginario bolognese. Si tratta della torre della Magione, che fu spostata da Aristotele Fioravanti in una sola notte senza essere smontata, facendola rotolare su tronchi d'albero in uno scavo che raggiungeva le sue fondamenta.
Questo evento rese famoso Fioravanti, il quale – da quel momento - edificò chiese importanti fino in Russia, dove - si dice - importò la prima copia della Divina Commedia di Dante.
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